Compare sicuramente come il rilievo più importante, esteso fra le valli dell’Arno e della Sieve, facilmente accessibile da entrambe i versanti e con un’altitudine prossima ai mille metri.

La sua struttura morfologica, si propone con caratteristiche prossime a quelle già presenti sulla dorsale principale dell’Appennino, con linee arrotondate e sinuose, incise ai fianchi da piccole valli di erosione; ora coltivate, ora coperte da lussureggianti boschi di castagno, quercia e roverelle.

Proprio questa massiccia propaggine di argille scagliose, calcare e arenaria, eterno spartiacque fra le valli dell’Arno e della Sieve, rappresentava in epoca medievale il primo ostacolo naturale per chi dall’area fiorentina, intendeva entrare in Mugello e proseguire per le direttrici di accesso ai valichi romagnoli.

Vuole la leggenda, che la sommità del monte, conservi da sempre aspetti enigmatici di sacralità e che templi dedicati al culto di varie divinità, vi siano stati edificati in epoche diverse. Affascinante l’ipotesi che in qualche anfratto sconosciuto del terreno, siano sepolti tesori e oggetti sacri appartenuti ai relativi luoghi di preghiera.

Scavi del 1972, ci hanno comunque restituito in merito interessanti reperti archeologici che hanno reso ancor più fragile l’esile barriera fra mito e realtà. Al “Crocione” di Monte Giovi sono state infatti recuperate, tre statuette in bronzo di altezza diversa, frammenti di terracotta e punte di freccia; tutto di era preistorica, conservato al Museo Archeologico Comprensoriale di Dicomano. Sembra inoltre che anche il nome del monte abbia origini antiche e risalga all’epoca romana, quando vi si adorava una divinità chiamata “jovis”, da cui la naturale trasformazione in Monte di Giove e poi Monte Giovi.

 

Di certo sappiamo invece che sulla vetta (992 m), sorgevano un castello e una chiesa dedicata a Sant’Andrea, edificata nel 1293 e che per la sua posizione strategica, il castello, ebbe fondamentale importanza militare durante gli scontri fra il Comune di Firenze e i milanesi, invasori del Mugello nel 1350. Dei due edifici non resta ormai alcuna traccia, mentre annessa al medesimo complesso, doveva essere la cappella di San Giusto; piccola costruzione in pietra di stile tardo medievale ancora presente a breve distanza dall’ipotetico sito del castello.

Nell’Alto Medioevo, la parte meridionale del monte, apparteneva ai Conti Guidi e tale rimase fino al XII / XIII secolo, quando il Comune di Firenze secondo un’arguta strategia commerciale, riuscì a favorire la cessione dell’intero feudo alla Curia Episcopale fiorentina. Ora ai vescovi fiesolani, appartenevano tra gli altri, anche i castelli di Monte Giovi, di Monte Acone, Monte Bonello, Monte Rinaldi, Aceraia e Monterotondo.

Zona di grande importanza storica, rappresentava per Firenze e il Casentino, il nodo nevralgico per la viabilità e il commercio con la parte settentrionale del paese.
 

 


Cappella S. Giusto

Cappella S. Giusto

Monte Giovi - La Bottega

Monte Giovi - La Stella

Monte Giovi - La Curva

Monte Giovi - Strada

Monte Giovi - Natura

Monte Giovi - Vetta

Panorama da Monte Giovi

Panorama da Monte Giovi

Veduta della collina

Veduta verso Vicchio